LA CORTE DI CASSAZIONE RICONOSCE IL DANNO AI GENITORI DEL NEONATO MALFORMATO A SEGUITO DELLA TARDIVA DIAGNOSI
La Corte di Cassazione con la sentenza 4 gennaio 2010 n. 13 ha riconosciuto il risarcimento del danno a entrambi i genitori per la tardiva diagnosi di una malformazione fetale del proprio figlio. La donna, una volta fallita la tempestiva diagnosi, aveva perso la possibilità di seguire la strada dell’interruzione volontaria della gravidanza. La nascita indesiderata, ha spiegato il collegio, ha quindi determinato una radicale trasformazione delle prospettive di vita dei genitori i quali si sono trovati entrambi a dover affrontare grandi sacrifici. Di qui il riconoscimento del danno anche al marito.
Questa pronuncia, in linea con l’orientamento precedente della stessa Corte, ha posto le proprie basi sul seguente consolidato ragionamento. In caso di gravi malformazioni fetali, posto che: a) si assume come normale e corrispondente a regolarità causale che la gestante, se informata correttamente e tempestivamente sulla gravita delle patologie cui va incontro il nascituro, interrompa la gravidanza; b) il difetto d’informazione da parte del medico per omessa diagnosi prenatale impedisce l’esercizio del diritto all’aborto, il medico che abbia omesso di diagnosticare rilevanti patologie del feto è responsabile dei danni, patrimoniali e non, conseguenza immediata e diretta del suo inadempimento.




Ritengo sia una grande passo in avanti, quando ancora oggi ci sono medici che non fanno bene il proprio lavoro. Ho un bambino con malformazione congenita al braccio dx, agenesia completa di mano e polso, e agenesia parziale dell’avambraccio. Sono in causa da quasi 3 anni, ora quest’anno dovrebbe essere data sentenza di 1 grado, molto probabilmente a noi sfavorevole.Ritengo che chi non sa fare il proprio lavoro, specialmente in professioni di responsabilità come queste, non dovrebbe poter esercitare..
Cara Serena, sono veramente dispiaciuto per il tuo bambino. Purtroppo i casi di malasanità non sono poi così infrequenti. La cosa peggiore, però, è il comportamento di alcune assicurazioni che, una volta chiamate in causa dalle strutture sanitarie per rispondere in loro vece del danno procurato, fanno di tutto per evitare di risarcire il danno. Molte volte anche un comportamento processuale volto semplicemente ad allungare i tempi del processo e a rinviarne la conclusione ha l’effetto di sfinire psicologicamente, oltre che economicamente, il soggetto processuale più debole (in questo caso il genitore del bambino). E ciò porta una ulteriore conseguenza: la progressiva perdita di fiducia nel sistema giuridico e processuale italiano.
Mi auguro che la tua vicenda, invece, si risolva per il meglio.
Un caro saluto.
Diego